Itinerari - VILLAGGIO RIVA AZZURRA

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MATERA, Capitale Europea della Cultura 2019

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A 45 minuti  da Policoro è possibile raggiungere la famosa città di Matera, Capitale europea della Cultura nel 2019 rinomata per i suoi Sassi, con la possibilità di prenotare visite guidate. Degne di rilievo le Chiese Rupestri, appartenenti a piccole comunità di pastori e risalenti in parte all’alto Medioevo e l'inconfondibile paesaggio naturalistico delle Murge di Matera.



CASTELLO DI POLICORO

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Il castello di Policoro è detto anche del Barone Berlingieri, in memoria dell'ultima casata nobiliare che lo ebbe in proprietà. Il casale, menzionato già intorno al 1200 in un atto di donazione da parte di Alessandro e Riccardo di Chiaromonte al monastero greco di S. Elia di Carbone, divenne successivamente il perno del feudo di Policoro. Il feudo era caratterizzato da un'ampia tenuta delimitata dal Mar Jonio e dal fiume Agri e Sinni, con la mensa arcivescovile di Anglona e Tursi, e dal complesso di edifici rurali che oltre al casale comprendeva un casone, dei canalini, entrambi atti ad ospitare i salariati fissi e stagionali impiegati nella conduzione del fondo, ed una cappella, attualmente visibili. L’edificio appare ancora oggi in una posizione preminente rispetto alla città moderna e grazie al suo stato di conservazione, costituisce l'elemento di rilievo del parco archeologico di Heraclea. Infatti proprio per la contiguità esistente tra l'area urbana e dell'acropoli di Heraclea ed il Castello, l'intera collina è stata denominata "collina del castello". Nei pressi del castello sulla punta orientale dell'acropoli di Heraclea si sviluppò in età federiciana un castrum attestato da imponenti strati tardomedioevali rinvenuti nella zona. Le innumerevoli trasformazioni subite dall'edificio nei secoli, volute progressivamente dagli illustri proprietari che vi si sono susseguiti, sono leggibili anche in relazione ad un stampa del XVIII secolo, unico documento in cui si fa riferimento all’architettura dell'edificio. Qui appare raffigurato ad un piano con un campanile uscente dalla linea dei tetti ed una torre quadrata dotata agli angoli superiori di quattro torrette. Attualmente l’edificio si presenta a due piani e la torre quadrata risulta essere inglobata alla struttura del secondo piano. Tali modifiche, eseguite probabilmente tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, lasciano intravedere la trasformazione inevitabile del monastero in residenza laica, visto che sul finire del '700 di proprietà gesuita, fu venduto all'asta ed acquistato da Maria Grimaldi, principessa di Gerace. Nel 1693 il feudo di Policoro viene acquistato dal barone Luigi Berlingieri di Crotone, proprietario del feudo fino all'esproprio da parte della Riforma Fondiaria negli anni '50. La facciata principale del palazzo presenta ancora oggi al piano terra delle iscrizioni collocate sugli architravi delle finestre, importanti ai fini della ricostruzione storica dell'edificio; il portale settecentesco sormontato dallo stemma gentilizio della famiglia Berlingieri introduce in una corte interna a pianta rettangolare dalla quale si accede ai locali di servizio del piano terra, del seminterrato ed alla scala monumentale che conduce ai piani superiori. Tra gli ospiti illustri del castello si ricordano nel 1233 Federico II di Svevia, nel 1735 Carlo II di Borbone, nel 1799 il cardinale Ruffo, nel 1806 Giuseppe Bonaparte, nel 1869 Guglielmo di Baden, nel 1902 il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Zanardelli.



MUSEO NAZIONALE DELLA SIRITIDE E SCAVI DI METAPONTO

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Il Museo Nazionale della Siritide di Policoro sorge nelle vicinanze dell'antica Siris-Herakleia. È dedicato alle colonie greche di Siris (VII-VI secolo a.C.) e di Herakleia (V secolo a.C.-I/IIsecolo d.C.) e al mondo italico delle vallate dell'Agri e del Sinni. Attraverso un'esposizione basata su criteri cronologici e topografici, documenta i diversi aspetti delle due successive colonie greche, come la vita civile, economica e religiosa, l'artigianato. I reperti archeologici provengono sia degli abitati sia delle relative necropoli, come la cosiddetta "Tomba di Policoro".
Metaponto, antica colonia greca, custodisce un grande museo all'aperto. Il Parco Archeologico e le Tavole Palatine sono le principali attrattive.
Nell'anno 280 a.C. tra le truppe della Repubblica romana, guidate dal console Publio Valerio Levino e quelle della coalizione greca che univa Epiro, Taranto, Thurii, Metaponto ed Eraclea, sotto il comando del re Pirro d'Epiro, si svolse la battaglia di Eraclea (o di Heraclea). Teatro dello scontro fu il territorio dominato dalla città di Eraclea, presso l'odierna Policoro. Pirro si accampò nella pianura tra Pandosia ed Eraclea, di fronte al fiume Siris (l'attuale Sinni). Pirro accorse in difesa di Taranto con 25.500 uomini e 20 elefanti da guerra e furono proprio i pachidermi, animali sconosciuti ai Romani, a rivelarsi determinanti ai fini della vittoria. La battaglia fu il primo scontro tra il mondo ellenistico e quello romano. Dal punto di vista politico, la vittoria greco-epirota si rivelò nell'immediato proficua per la coalizione, poiché dopo questo scontro molte polis della Magna Grecia chiesero protezione al re epirota; questo evento, tuttavia, non risultò comunque decisivo da un punto di vista militare, poiché molte città campane e latine rimasero fedeli alla Repubblica romana. A questo periodo risalgono anche le tavole di Eraclea, attualmente conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che sono tavole di bronzo con testi in greco riguardanti l'ordinamento pubblico e costituzionale della città. Sul retro di queste è trascritta, in latino, la lex Iulia Municipalis.


BOSCO PANTANO

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Il bosco di Policoro costituisce quindi attualmente una testimonianza relitta, di rilevantissimo valore naturalistico, scientifico e paesaggistico, della vasta foresta planiziale di latifoglie che anticamente ricopriva gran parte della costa ionica. L’area, segnalata dalla Società Botanica Italiana come meritoria di tutela dal 1971, è attualmente Sito di Importanza Comunitaria (SIC) in base alla direttiva comunitaria Habitat e Riserva Naturale Regionale ai sensi della legge regionale 28/94, per un'area di 480 ettari. Il WWF ha proposto, per l'area del bosco e della foce del fiume Sinni, l'istituzione di una riserva statale. Lo stesso WWF gestisce dal 1995 ventuno ettari del bosco, di proprietà del Comune di Policoro. L'importanza della Riserva è da un lato legata alla sopravvivenza di esemplari arborei colossali, testimonianza viva di quello che dovevano essere i boschi umidi e allagati delle piane costiere ioniche, e dall'altro per la presenza, in un'area ormai ridotta al minimo, di numerosi ambienti molto diversificati l'uno dall'altro (ambiente dunale e retrodunale, ambiente della macchia mediterranea, ambiente del bosco umido planiziale) e delle conseguenti complesse relazioni e dinamiche  Il bosco di Policoro è oggi diviso nettamente in due parti dalla statale 106 Ionica e dalla ferrovia Taranto - Reggio Calabria: il primo tratto, denominato Bosco del Pantano Soprano, è di limitata estensione e, in seguito ad un furioso ed esteso incendio del 1981, appare oggi anche di limitata consistenza; la seconda parte, a valle della statale Ionica, detto Bosco del Pantano Sottano, più esteso e ancora di rilevante valore naturalistico.


PARCO ARCHEOLOGICO

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Il parco archeologico di Herakleia comprende un’area urbana sull’acropoli e delle aree sacre poste nella vallata sottostante. Sull’acropoli è l’impianto urbano ortogonale con insulae (isolati) disposte lungo la plateia (arteria principale che attraversa tutta la collina in senso Est-Ovest) e divise da stenopoi (strade secondarie). Le insulae presentano all'interno una divisione modulare corrispondente alle diverse unità abitative, formate da ambienti destinati alla vita quotidiana e alle attività produttive. In età tardo-ellenistica compare il prestigioso modello della casa a peristilio. Alcune case sono provviste di piccoli ambienti di servizio (cucina e bagno). Le aree sacre comprendono il santuario di Dioniso e quello di Demetra. Nel primo si conservano le fondazioni di un tempio e di ambienti destinati al culto e una piazza adiacente (agorà), al cui centro era l’ altare di Dionisos. Il santuario di Demetra, in un’area di sorgenti, era sede di culti ctonii e della fertilità. Demetra è connotata anche come Kore o Artemis o Persefone. Il santuario si sviluppa lungo il pendio, su due terrazze, con sullo sfondo una struttura a tre nicchie, probabile sede dei simulacri oggetto del culto. La città, nel settore basso, era protetta da una grande fortificazione a blocchi isodomi, di cui un tratto è visibile nei pressi dell'Ufficio PT di Policoro.


TAVOLE PALATINE DELLA MAGNA GRECIA

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Le Tavole Palatine  nel metapontino, terra della magna grecia, sono i resti di un tempio dorico periptero esastilo del VI secolo a.C. dedicato alla divinità mitologica Hera. Il tempio, posto in prossimità del Bradano, era legato a un santuario extraurbano, del quale è emerso il muro del temenos e resti di un altare più antico.

 
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